Questa estate il Consiglio Regionale della Toscana con la maggioranza Partito Democratico-Popolo della Libertà, ha approvato una nuova legge elettorale. Poteva essere l’occasione per rimediare all’errore della precedente legge, che escludeva gli elettori dall’uso della preferenza e limitava la loro partecipazione alla semplice ratifica del già deciso. Ma così non è stato. A quell’ “errore” si era ispirato poi il centro-destra per imporre quella legge elettorale nazionale che alla abolizione delle preferenze unisce una tale serie di iniquità e incongruenze da meritarsi il nome di “Porcellum”. Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti: la democrazia e la politica sono diventate la “proprietà” esclusiva della oligarchia dei partiti, di una inamovibile Casta, blindata nelle istituzioni e nelle televisioni. Con la preferenza l’elettore di qualsiasi orientamento può scegliere tra l’onesto e il corrotto, tra chi fa politica per professione e chi per convinzione. Con la preferenza l’elettore può premiare chi esprime la vere esigenze della società civile, chi lavora veramente per essa e per tutelare i diritti.
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- il ripristino delle preferenze
- la riduzione del numero dei Consiglieri a 50
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Fabio Roggiolani e Mario Lupi del Gruppo consiliare dei Verdi, Monica Sgherri capogruppo Rifondazione Comunista-SE, Alessia Petraglia capogruppo Sinistra Democratica, Marco Montemagni capogruppo Gruppo Misto-Unire La Sinistra, Paolo Marini capogruppo Comunisti Italiani, Marco Carraresi capogruppo UDC, Renzo Macelloni, segretario del Pd di Peccioli, Paolo Cintolesi dei comitati di cittadini, Giuliano Fedeli coordinatore toscano Italia dei Valori e Valdo Spini consigliere comunale di Firenze.
Siamo un coordinamento trasversale tra più soggetti politici e della società civile, per porre un freno alla deriva bipartitica e oligarchica messa in campo dalla legislazione toscana. Un coordinamento che vuol ridare voce ai cittadini, che invece con la legge attuale subirebbero liste preconfezionate, con consiglieri nominati da ristrette oligarchie politiche. Questi due referendum sono uno strumento di democrazia che certamente possono rappresentare anche uno stimolo al dibattito istituzionale, rispetto alla pessima modifica della legge elettorale voluta da PD e PDL, che fino all'ultimo si può ripensare e modificare, accogliendo così le critiche che vengono dalla base.
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